martedì 20 dicembre 2016

Farfalle e ballerine

Oggi eSSe compie 9 anni, la mia piccola donna cresce!

Per fortuna non così in fretta: è in quella curiosa età di mezzo in cui per molti versi ormai è una ragazzina, e per altri rimane ancora deliziosamente bambina.

La osservo e vedo come diventa sempre più autonoma, sempre più lei, la ammiro e faccio il tifo. Sono attenta a raccogliere ogni indizio di come sia nelle tante ore che passa fuori casa, la osservo fuori da scuola, mentre gioca, mentre danza... Ne sono innamorata, non posso che esserne orgogiosa, ma io sono di parte ovviamente. Altrettanto ovviamente altre volte penso che sia una gran casinista, specie quando si sveste dopo le lezioni di danza e semina i vestiti per casa perché a stento arriva alla doccia lei... ma il fatto che se glieli lascio lì poi li raccoglie mi fa ben sperare... ;) .
Siamo entrate in quella fase in cui condividiamo gli hobbies, ci confrontiamo sulle letture, sui film che vediamo, sullo shopping!
Mi godo la quiete prima dell'adolescenza. ;-)

A volte sono preoccupata e mi sento impotente per il mondo terribile in cui li stiamo facendo crescere, ma non posso che essere confidente che questa nuova generazione sarà in grado di inventarsi qualcosa, l'energia vitale avrà la meglio, è tangibile quando mi capita di fare attività nelle scuole: sono ottimista, sto lavorando molto come genitore, come essere umano, per veicolare questo messaggio.

Tornando alla lievità del festeggiamento (ché di cose meno lievi sono piene le cronache), questa notte - visto che di giorno non ho quasi tempo per pensare... - ho cucinato per lei alcuni biscotti, li darà ai compagni di scuola all'uscita e alle compagne di danza questa sera dopo la lezione, e ho pensato di condividere la ricetta.
Sarranno alberelli, angeli e stelle comete ricoperte di cioccolato e zuccherini allegri, e poi farfalle e ballerine.


Non ho ancora trovato "la mia frolla", per questo sul blog ne troverete tante versioni.
Ogni volta mi chiedo se si possa migliorare: per avere la consistenza e friabilità giuste ci vuole tanto olio (come sono piene di burro quelle tradizionali), e per ottenere che sia dolce il giusto bisogna mettere tanto zucchero (che poi sia di canna o un'alternativa a base di frutta poco cambia ;) ). Probabilmente è una battaglia persa cercare di far quadrare un cerchio e dovrei accontentarmi, per cui per ora fisso questa combinazione, anzi ve ne propongo un paio. :)

Ho tenuto tre riferimenti: per le proporzioni la ricetta di famiglia (vegetariana, ma perfetta), come spunto per sperimentare l'approccio salutista del progetto "Salutiamoci", e infine la mitica Ravanella che adora le frolle (e soprattutto esperienza e preparazione indiscutibili). 

Ne ho fatte due versioni dicevo, ecco le due liste degli ingredienti:

250 grammi di Farina 2 bio;
250 grammi di Semola di grando duro;
200 grammi di zucchero qualità Moscobado;
120 grammi di olio di girasole
120 grammi di acqua tiepida o comunque non fredda;
un pizzico di sale;
Vaniglia, scorza di limone bio, e/o altro per profumare l'impasto.

500 grammi di Farina 1 di grani antichi;200 grammi di zucchero qualità Moscobado o concentrato di dattero;
120 grammi di yogurt bianco di soia;
100/120 grammi di olio di girasole
80 grammi di acqua tiepida o comunque non fredda;
un pizzico di sale;
Vaniglia, scorza di limone bio, e/o altro per profumare l'impasto.

L'idea di fare un "burro vegetale" con lo yogurt mi è venuta cercando una alternativa al burro di cacao nelle ricette di Alice violamirtillo poi me la sono portata dietro e ho provato a invertire le proporzioni tra olio e yogurt, per ridurre la quota grassa, ma onestamente sotto ad una certa quantità l'impasto diventa troppo duro, specialmente se lo si stende sottile.

Per la preparazione vi rimando a quest'altro post.

Quale mi è piaciuta di più?
Non saprei dire. Giocano tanti fattori: lo spessore, la forma che si da ai biscotti, se il forno era già caldo, il forno stesso... Devo rifletterci ancora.

Farò altri test. ;-)
Consiglio una cottura veloce: pochi minuti a 170°. Se avete steso la pasta spessa ne basteranno 15/20 (appena prendono colore spegnete il forno!), se invece è sottile ne bastano anche una decina. La frolla non va cotta tanto altrimenti secca e biscottini diventano duri in poche ore.

Per la copertura al cioccolato mi sono limitata a far sciogliere a bagno maria una tavoletta di cioccolato fondente fair trade (con solo burro di cacao, niente burro anidro!), in 4 cucchiai di latte di mandorla.


Le foto sono scattate velocemente questa notte, i dolcetti sono già in viaggio o impacchettati, non sono ancora in grado di pianificare un post e foto più professionali, per ora si procede così. :-)

Buone feste e buon riposo, ci rileggiamo nel 2017!




Con questa ricetta partecipo alla raccolta Dolce Natale di GocceD'aria

venerdì 16 dicembre 2016

"Non importa cosa prendi, l’importante è che li prendi..."

Quando ho pubblicato l'ultimo post, tre settimane fa, credevo di poter riprendere a scrivere con una certa regolarità, invece mi ritrovo, come ogni anno, a sottrarre tempo persino al sonno per rincorrere i mille impegni dicembrini.

In questi mesi abbiamo chiuso in tanti.
Ci sarà un futuro per questo tipo di narrazione?
Ci siamo stancati noi o forse siamo entrati in una fase diversa?

In attesa di risposte, con la testa piena di pensieri che si ingarbugliano e senza il tempo per finire un post con un DYS natalizio che prima o poi riuscirò a condividere, ho per voi un suggerimento per last second natalizi: fare un giro nello shop on line di una delle Onlus presenti in Siria.

Quelle che ho scelto io sono queste:

Medici senza frontiere
Save the children

Ne conoscete altre?

Mi agghiaccia leggere il bollettino siriano delle ultime ore.
L'altra sera ho visto un video di una blogger di Aleppo che diceva che forse sarebbe stato l'ultimo per lei, una ragazza giovane che chiedeva di tenere alta l'attenzione internazionale su quanto accade in questi giorni.

Ho firmato tutte le petizioni che ho trovato, non so quanto questo serva ma sono certa che quando si deciderà dei destini di questa tormentata regione servirà sostenere la popolazione, concretamente.

Non è comunque mai carino dire agli altri cosa fare, ma Elio ha proprio ragione:

"Posto che a Natale c’è uno scambio di regali
Che i regali vanno presi, impacchettati, poi li metti sotto l’albero
Posto che il problema principale è procurarsi dei regali
Non importa cosa prendi, l’importante è che li prendi

Provo a non ridurmi all’ultimissimo momento
Ventiquattro sera diciannove e ventinove negoziante, stai chiudendo

Mi accontento di qualunque puttanata
una maniglia colorata, un portaspilli, un portafogli, un portafigli, una cagata, qualcosa…"

(Baffo Natale, cantata da Elio e le Storie Tese e Jovanotti)

L'altro giorno sono passata davanti a uno stand che vendeva saponi di Aleppo, chissà quando potremo riacquistarli con meno amarezza e preoccupazione...

(immagine dal web, libera da diritti d'autore)


Finestre su Aleppo:

Bana, una bimba di 7 anni racconta della sua Aleppo sotto le bombe.
The Aleppo project
Lina Shamy su Aljazeera
Terre des hommes e i bambini in fuga
Appello di MSF per risparmiare i civili intrappolati ad Aleppo
Save the children chiede che i bambini di Aleppo vengano trasferiti in zone sicure

giovedì 24 novembre 2016

Thanksgiving e voli

Si riparte!

In questi mesi non sono più riuscita a trovare il tempo - o l'ispirazione? - per scrivere.
Pensavo di aver bisogno di una pausa, e mi ha fatto molto bene perché ho vissuto tante esperienze, ma poi ogni volta che mi veniva voglia di raccontarle qualcosa me lo impediva e dopo l'ispirazione era passata, eppure, mi manca scrivere.

Oggi riapro per ringraziare questo blog, mi sembra un buon modo per rompere il ghiaccio e vedere se ritroverò il giusto ritmo per riprendere ad aggiornarlo, almeno ogni tanto.

Mi è venuta questa idea proprio oggi, perché riflettevo che in questi anni ho incontrato tante persone conosciute nella blogosfera, anche se non prevedevo accadesse, ma è successo e a un certo punto ci ho anche preso gusto!
Ci siamo incontrati a convegni, manifestazioni, iniziative di volontariato, santuari per animali maltrattati, presentazioni di libri, visite a musei, vacanze nel luogo in cui vive l'altro, o abbiamo espressamente creato l'occasione per vederci. Ho visto all'opera persone che ammiravo e che dal vivo ho stimato anche di più e vissuto la leggerezza di poter parlare dal vivo, guardandosi negli occhi, davanti a un dolce come a uno scheletro preistorico, con meno filtri. Ho scoperto incredibili punti di contatto inaspettati e scoperto che alcuni rapporti ne prescindono pur essendo molto preziosi, e forse lo sono per il confronto più ampio che offrono. Ho condiviso esperienze molto positive con persone vicine e lontanissime, sia geograficamente che per vissuti e scelte di vita, solo le affinità emotive erano la costante.

Alcuni negli anni sono diventati amici speciali, con cui c'è un'ampia condivisione, con altri si coltivano conoscenze stimolanti, qualcunaltro si è perso per strada, ma sempre è stato interessante attraversare il confine che separa i rispettivi mondi.

L'altro giorno sono capitata sul mio blog perché cercavo una ricetta - e meno male che le ho spesso trascritte, così quando non ricordo qulacosa torno a leggere - e ho notato nel mio blogroll inquietanti novità: ho visto blog hackerati brutalmente, alcuni concludere il loro percorso o divenire privati per precisa scelta dell'autore, altri ancora semplicemente lasciati dormienti fino a data da destinarsi, come questo spazio. Ho provato tristezza e nostalgia: non so a che punto del ciclo vitale si trovi questo mondo ma ho avuto voglia di riaprirlo oggi.

Ho letto tanti libri degni di nota, visitato luoghi che mi hanno fatta innamorare, sperimentato nuove ricette, compiuto passi nel mio percorso di genitore e persona in questi mesi, non saprei cosa scegliere per un nuovo post, quindi ho deciso di parlare di Kiki consegne a domicilio, ci ha conquistati, come accade sempre con i film di Hayao Miyazaki, per il messaggio che porta.

Kiki è una giovane strega. Al suo tredicesimo anno d'età in una notte di luna piena, come da tradizione,  lascia la casa dove è cresciuta e spicca il volo su una solida scopa costruita dalla madre, in abito scuro e ballerine rosse, in compagnia del suo fido gatto nero e con una radiolina che trasmette musica americana. Dovrà trovare una città dove fare il suo praticantato per un anno e scoprire il suo *talento speciale*... quale sarà? L'accoglienza sarà buona? Diventerà una brava strega?

L'avventura inizia con il botto, contro un albero, perché l'arte di volare è ancora in via di apprendimento, ma lo spirito è forte, l'energia così tanta che nemmeno una pioggia torrenziale la ferma.  La prima impressione nella città che sceglie, vicino al mare, non è delle migliori, rischia addirittura di essere multata, ma da quel momento inizia il suo percorso di indipendenza e crescita che la porterà a volare con maggior perizia e sicurezza, determinazione e un sorriso aperto. Kiki da altimo capirà che davvero volere è ...poter volare. Non importa con che mezzo quando c'è una missione importante da portare a termine, credere in se stessi può far superare qualsiasi impedimento.

Kiki la strega ci mostra le difficoltà dell'ingresso nel mondo delle responsabilità, si mette alla prova nella conquista dell'autonomia. Sullo  sfondo un reticolo di relazioni articolato, i piani di lettura sono molteplici come i personaggi e i ruoli in cui identificarsi e rileggersi. Ho trovato, per esempio, davvero prezioso il modo in cui i genitori lasciano piena libertà alla figlia quando decide di partire all'improvviso, mettondo da parte i propri sentimenti e creditandole piena fiducia, cosa che ne fa un'eroina spensierata e libera di esprimersi e superare le sue insicurezze.

I protagonisti del film sono sicuramente i rapporti umani, consolidati, nuovi, persi e guadagnati, solidari, di amicizia, di amore, e anche di indifferenza. Miyazaki fotografa la realtà con onestà, come sempre, ma in questo film garantisce dal primo fotogramma all'ultimo quella dimensione sognante che lascia felici a fine proiezione. Ogni personaggio che si relaziona a Kiki lo fa in maniera costruttiva, complice, leale, come vorremmo accadesse ogni giorno nella vita dei nostri figli probabilmente.

Si può restituira il dvd alla mediateca di fiducia pervasi di leggerezza e ottimismo.

Kiki ci consegna questo e molto altro. Consigliatissimo.
Lo abbiamo così amato che abbiamo deciso di rivederlo la sera stessa!

A presto!

martedì 28 giugno 2016

Floating Piers, l'installazione di Christo sul lago di Iseo

Seguivo i progressi di questa installazione da mesi, mi aveva colpita fin dalle prime dichiarazioni dell'artista il fatto che l'avesse progettata molti anni fa insieme alla moglie e la caparbietà nel portare a termine il progetto, soprattutto in un luogo dalle dimensioni raccolte come il lago di Iseo.

Abbiamo visitato i Floating Piers Domenica scorsa, secondo giorno di apertura al pubblico, dalle prime ore del mattino.
Non è stato semplice arrivare all'installazione, ma ne è valsa la pena, lo spettacolo e l'esperienza di percorrerla sono unici davvero. 

Tanto si è detto e scritto su questo evento, il mio sarà un racconto soprattutto per immagini.


Siamo arrivati a Monte Isola col traghetto, bagnati a tratti da un pioggerellina che ha reso più lieve l'attesa, e lo spettacolo cui abbiamo assistito subito è stato questo: la bellezza dei luoghi e l'affollamento sui ponti, il loro colore intenso e radioso a contrasto con quello del cielo.



L'artista dice che le condizioni meteo incerte sono le migliori per sperimentare i riflessi del tessuto giallo zafferano che drappeggia, simulando le onde del lago, le passerelle, quindi possiamo dirci fortunati.

Abbiamo potuto vederle con il lago mosso, questo ha causato la chiusura di un tratto intorno all'isola privata al centro del lago ma ci ha permesso di sperimentare una camminata sulle acque più movimentata...



Il percorso sembrava interminabile, ma noi non avevamo fretta.


 Attraversa anche le piccole località intorno al lago collegate dalle passerelle


l'effetto nei vicoli più stretti è suggestivo



Passeggiare sui Floating Piers è un'esperienza curiosa, si ha nettamente la percezione di camminare su una superficie flottante e a piedi nudi la sensazione è amplificata (e preserva l'installazione, peccato non tutti abbiano seguito le indicazioni). Non si percepiscono i moduli con cui è costruita, che garantiscono di seguire il movimento dei flutti, e quando il lago si increspa si ha la stessa instabilità di quando si viaggia con un piccolo natante al largo - la memoria è corsa alle traversate verso le isole malgasce con imbarcazioni dall'aspetto poco rassicurante, o ai pionieristici viaggi in traghetto col mare in tempesta verso le isole greche ormai 20 anni fa... - , o si va su una di quelle giostre che mettono alla prova l'equilibrio, per questo le passerelle vengono chiuse quando si raggiunge il "livello rosso".


La superficie al tatto sembra asciutta anche dove non lo è, rugosa, luminosa, è decisamente diversa da quello che ci si aspetta, diverte e incuriosisce.



Alcune informazioni pratiche

Non avevamo prenotato nulla, non essendo certi di poter andare fino all'ultimo.
Ci eravamo solo documentati e avevamo scelto un'orario *intelligente* (prima dell'alba nei piani originari), anche se poi siamo partiti un po' più tardi causa imprevisto.
Non è andata male: prima delle 8 eravamo già in coda per prendere il traghetto a Iseo.
Dopo un'ora e mezza d'auto, con traffico scorrevole, siamo riusciti a lasciare la macchina nei parcheggi più vicini, scartata da subito l'idea di parcheggiare più lontano e prendere la navetta (ore e ore di coda, e bus spesso fermi per lunghi periodi),  abbiamo comodamente raggiunto a piedi l'imbarcadero. L'ideale sarebbe stato avere il traghetto prenotato, ma con grande pazienza siamo riusciti a salire circa 2 ore e mezza dopo il nostro arrivo: il 30% dei posti sono per chi non ha prenotazioni.

L'attesa della partenza dei traghetti è stata dovuta anche al fatto che le passerelle erano state chiuse nella notte causa maltempo, il primo è ripartito proprio alle 8 ed è rimasto a lungo l'unico mezzo per raggiungere il sito. I treni invece sono stati bloccati a lungo e poi soppresse le fermate critiche. Non potevamo prevedere la saturazione di utenza cui abbiamo assistito (consiglio salva nervi: evitare assolutamente di scendere dalla passaerella a (o tentare di salirci da)  Sulzana, dove c'è la maggior ressa e certezza di code per ore), il nostro programma ha subito imprevisti e ritardi, ma tutto sommato abbiamo visto e fatto tutto quello che desideravamo.

Per chi volesse avventurarsi in questa impresa consiglio di documentarsi benissimo e prenotare sia il parcheggio che il traghetto, se fosse ancora possibile, e mettere in conto di vivere l'esperienza in modo zen ;-) percorrere le passerelle richiede tempo, arrivarci infinita pazienza...

Chi supera gli ostacoli potrà godersi la vista

    
 

Anche dopo tante ore non volevamo più venire via, specialmente eSSe.
Mi piace osservare come i bambini vivano qualsiasi esperienza, specialmente come si avvicinino all'arte contemporanea. Anche questa volta ho percepito meraviglia e gioia nell'approccio di mia figlia, è stato il suo entusiasmo (e la sua tempra) a tenerci là fino a tardi.



Siamo tornati al tramonto, uno dei più belli da giorni, distrutti ma appagati, con un quadratino di tessuto giallo in borsa come souvenir e la sensazione di essere ancora sull'acqua, come quando si scende da una barca.

Un ottimo inizio d'estate!

venerdì 17 giugno 2016

Amo ballare...





Mi piace ballare, mi sento leggera!
La testa vola via dal mondo reale...

Giovani ballerine crescono, i loro pensieri - costruzioni logiche intorno al flusso delle emozioni - ne danno prova.

Osservo, ascolto, catturo sguardi complici. Scopro di lei, di loro, tante cose.

La passione le spinge ad allenarsi ad ogni occasione - più di quelle che avrei immaginato - e poi avere i piedini doloranti la sera.

La danza le porta a vivere emozioni grandi e complesse: incanta, commuove, stravolge - persino così piccoli -, mette alla prova, spinge a misurarsi con i propri limiti e a migliorarsi. E poi da gioia, quella che fa brillare gli occhi.

Se chiedo a eSSe cosa la diverte quando balla, mi risponde:

- ...chassè, passo passo, gran jeté!  

La risposta mi ha stupita, poi me la sono fatta mostrare e ho capito.

Questa sequenza si esegue in diagonale e si conclude con uno dei salti più famosi, una spaccata in aria, una vera conquista per chi studia classico e vuole sperimentare la sensazione di staccarsi dal suolo.
 
Ieri, a una persona che non la vedeva da alcuni mesi e le domandava spiritosamente se fosse una bambina o una ragazzina, ha risposto decisa che lei è una bambina! Così è, e io ne sono felice.

Vive l'immediatezza dell'esperienza, la lega a sensazioni piacevoli.

Percepisce la fatica, vive la tensione delle vigilie, anche se non sempre la inquadra e non sempre è in grado di contenerla, ma per lei la danza è una modalità di espressione che, utilizzando il corpo e defininendo un suo occupare uno spazio, la rende felice e leggera.

L'insegnante ci aveva predetto che questo sarebbe stato l'anno in cui le avremmo viste più emozionate e consapevoli durante lo spettacolo conclusivo. 

Non sono mancati gli imprevisti, eppure ho visto che il sorriso non ha quasi mai abbandonato il suo viso e quando è uscita era contenta e soddisfatta.

Osservo meravigliata e incuriosita queste metamorfosi, mia figlia ha voglia di volare, non ho dubbi.

Bimbe e ballerine crescono.






(per chi fosse curioso di vedere un gran jeté....)

venerdì 27 maggio 2016

Libri: Per fare il ritratto di un pesce

Torno a parlare di albi illustrati, mostrandovene uno che mi ha colpita per le illustrazioni:

Per fare il ritratto di un pesce
di Pascale Petit
illustrazioni di Maja Celija
traduzione di Rosa Chefiuta & Co
Orecchio Acerbo


Un albo di grande formato, che si apre in ampie tavole orizzontali, a doppia facciata.

"Due storie che si intrecciano e si alternano sulle pagine. La prima ha parole e immagini, la seconda solo immagini. Il protagonista della prima è un un uomo che vuole dipingere sul suo quadro un pesce. La seconda ha come protagonisti dei ragazzini che il pesce invece lo vogliono vero. L'uomo va con la sua tela sulla spiaggia in cerca di ispirazione ma poi si addormenta e la sua tela va alla deriva, galleggiando. I bambini vanno sulla medesima spiaggia con il loro vaso cercando di catturare un pesce nel mare."
Due storie che si intrecciano e si alternano sulle pagine, dice l'editore e non posso che trovarmi d'accordo.
Prima si è sicuramente catturati dalle immagini, inevitabile perdersi nelle meravigliose illustrazioni

un dettaglio, cigni

mentre il testo segue una sua linea narrativa parallela e a volte richiama la nostra attenzione infilandosi nelle figure.

un dettaglio, i tanti animali che un artista può incontrare prima di trovare il suo modello

Immagini e testi evocano leggerezza, stimolano il lettore a volare con la fantasia, per poi richiamarlo nella realtà mostrando il pittore in mezzo all'acqua con la sua tela in mano e i bagnanti che lo osservano con stupore e poi ancora avventurarsi in mezzo ad animali di ogni genere, che davvero non ci si aspetterebbe di trovare andando alla ricerca di un pesce da ritrarre... Accostamenti surreali e personaggi stranianti tengono l'attenzione alta, non ci si può distrarre un attimo sfogliando questo libro, non è facile indovinare cosa accadrà pagina dopo pagina!

L'arte richiede dedizione e pazienza, si inizia con la preparazione della tela e dei colori, si elabora un'idea, ma poi serve affacciarsi al mondo che si vuole raffigurare, e non può mancare l'apertura mentale che accoglie, senza scomporsi più di tanto, imprevisti e colpi di scena e cambi di programma man mano che l'opera prende forma, pare suggerirci questa affollata trama, solo con l'insieme di questi elementi si arriverà ad ottenere qualcosa che emoziona.

Vi lascio con il dubbio: riuscirà il pittore a trovare il pesce da ritrarre?


Con questo post partecipo al Venerdì del libro, sul mio blog sono tutti raccolti qui.
Qui potrete trovare quelli di Homemademamma che ha avuto questa meravigliosa idea, l'elenco dei blog che aderiscono all'iniziativa e le istruzioni per partecipare.
E non dimenticate la nostra biblioteca su aNobii    


 

venerdì 20 maggio 2016

Un meraviglioso pomeriggio al Rifugio Miletta


Quando arrivi al Rifugio Miletta sei inizialmente colpito dalla bellezza del luogo: piante rigogliose, colline dolci, tantissima luce, fiori e ...occhi attenti. 


Stai varcando un territorio: appena superato il cancello, sarai letteralmente investito dalla gioia festante degli abitanti più vivaci di quest'oasi di pace, i tanti cani che faranno a gara per ottenere delle coccole!


La costante delle immagini che ho catturato è la presenza di occhioni languidi, zampe che ti si attaccano alla gamba appena vedono che sei disponibile, ;-) a reclamare, con dolcezza ma anche decisione, attenzioni, mani che inevitabilmente accarezzano. Anche chi non avesse una particolare predilezione per i cani sarà colpito dalla socievolezza di quelli che vivono qui.

Quando si alza lo sguardo si può ammirare l'ampiezza degli spazi, circa tre ettari dedicati a dar rifugio a tanti animali diversi, che convivono senza divisioni per specie.


Per chi non li ha mai visti da vicino, ci vuole un attimo a prendere le misure con alcuni di loro: quanto è grande una pecora?
Parecchio!
 




Per gli amici appassionati di albi illustrati: quella bianca non vi ricorda incredibilmente Beeelinda?
Non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso!

Invece trattasi di Tommy, lui ha un ottimo carattere, si fa stropicciare con piacere, ha un manto morbissimo.

E le caprette?


Molto più piccole, a misura di bimbi.
...Si vorranno far toccare?
Avranno voglia di fare amicizia con cuccioli di altre specie?
Decisamente sì, col garbo giusto.

Queste sono fresche di adozione e quindi hanno ancora gli identificativi per il riconoscimento alle orecchie, ma appena li perderanno potranno avere un microchip, per questa struttura c'è una deroga data l'eccezionalità del luogo.
 
- Ohhh! C'è anche un ginghiale!  


Ce ne sono parecchi in verità: è facile che Alessandra riceva segnalazione dai veterinari di zona o dalle forze dell'ordine. Ha infatti avuto mandato di recuperare gli animali che vengono segnalati in strada o liberi in contesti dove non sono, come nel caso dei cinghiali, molto amati.

Quando arrivano cuccioli è tutto più semplice, crescono nella grande famiglia del rifugio e possono convivere con tutti gli altri, mentre se vengono recuperati da adulti hanno bisogno di spazi dedicati, con recinti rinforzati con pali interrati - molto costosi tra l'altro, saranno il prossimo acquisto necessario - che li proteggano dall'istinto a fuggire nel bosco e quasi sicuramente finire uccisi dai cacciatori.

Abbiamo chiesto ad Alessandra di spiegarci come si potrebbe risolvere la questione: spiace che debbano vivere in un rifugio, quasi isolati, ma fuori avrebbero i giorni contati. E lei non ha avuto dubbi: la prima cosa da fare è abolire la caccia, perché sono i cacciatori stessi a importarli, creando poi problemi anche ai contadini mancando i predatori naturali, i lupi, che ovviamente sono ancor meno amati. Qui sono al sicuro.

Questi sono due di tre cuccioli arrivati di recente, il più piccolo, Kutzco, ha un paio di settimane, Ariel qualcosa di più, sono molto affettuosi tra loro!


Mentre la mucca che vedete sullo sfondo resta per suo conto (lei ha un caratterino non facile, ci spiegano), ecco avvicinarsi anche degli asini:


Non immaginavo fossero anche loro così desiderosi di carezze e grattini... 


E ci sono anche i pony: mamma e papà sono assolutamente attenti, quando il piccolo è sfuggito per un attimo al loro controllo visivo sono andati in crisi e hanno fatto di tutto per recuperarlo! Capita l'antifona ora segue i genitori molto da vicino, ci limitiamo a osservarli da una rispettosa distanza.



I piccoli e più delicati ospiti sono tenuti in spazi protetti e separati, alcuni vivono proprio in casa, come i cinghialini, che sono orfani e devono ancora trovare un posto nella comunità del rifugio, infatti seguono Alessandra come fosse la loro mamma quando si muove, contendendosi le sue attenzioni con gli agnellini, ugualmente orfani e giovanissimi.


È interessante osservare le relazioni tra i vari animali: gelosie, simpatie, alleanze, voglia di giocare insieme e sostenersi o di star per conto proprio.
























I più piccoli, gli unici che non ci è stato permesso avvicinare per loro tutela, sono molto interessati a nostri bambini ;-)



Tutti gli animali adulti non facevano che rincorrerci all'inizio, poi semplicemente hanno assunto il ruolo di accompagnatori nel nostro giro, a volte reclamando il rispetto dei loro spazi. Ad un certo punto mi son sentita letteralmente spostare da una grande pecora mentre fotografavo alcuni cuccioli, evidentemente ero sulla sua strada ;-) o forse era un po' gelosa.

Gli ospiti di questo rifugio, cosa che non si direbbe dal loro atteggiamento e dalla serenità che aleggia, sono tutti animali salvati da maltrattamenti, abbandonati perché malati, scartati a causa di handicap fisici, vittime di incidenti stadali, orfani di genitorni non sopravvissuti al parto, recuperati in seguito a segnalazioni.

La loro sorte è però cambiata quando sono stati accolti da Alessandra, anima di questo santuario, che si occupa di tutti loro - e sono molti di più di quelli che vi ho mostrato - con il suo compagno, un altro volontario assiduo e alcuni presenti sporadicamente e purtroppo senza continuità.

Capita che mentre sta parlando con i visitatori si interrompa per dare un'occhiataccia ed eventualmente intervenire quando vede qualcuno prendersela con i nuovi arrivati. "Ognuno di loro ha un carattere diverso, ci sono quelli più simpatici e quelli più brontoloni e anche alcuno scontrosi", ci ha detto. Oppure che corra a cambiare l'acqua in un catino perché vede avvicinarsi qualcuno dei cani per berla quando ormai è diventata troppo torbida e sporca perché qualcun altro ci ha giocato dentro.

Abbiamo anche potuto assistere al momento in cui si è ritirata in casa per allattare col biberon gli agnellini e le piccole volpi. Eccone una, guardate che scambio di sguardi!


 
Ogni membro di questa coesa comunità meriterebbe un post dedicato, e nel tempo lo ha avuto, o lo avrà, sulla pagina Facebook del rifugio.

Toglie il fiato ascoltare certe storie, di crudeltà gratuita per lo più, violenze ai danni di creature indifese che hanno riposto fiducia nelle persone sbagliate. Eppure durante la visita in ognuno ho percepito una fiducia sconfinata oltre a un bisogno di amore tangibile.

Il motto del rifugio, Oltre ogni specie, è davvero perfetto per questo luogo, che Alessandra ci ha raccontato esser stato inizialmente un luogo della mente, un progetto preciso, che ora ha preso forma.

Possiamo sostenere questa realtà con donazioni, anche trarmite PayPal (l'indirizzo associato al conto del rifugio è: info@rifugiomiletta.org), visitando questo luogo (prenotando una visita usando questi contatti), magari decidendo di adottare qualcuno degli ospiti, aderendo alle iniziative benefit, parlandone agli amici. 

Mi piacerebbe visitare sempre più luoghi come questo, passiamo parola!

Ringrazio Francesco e i volontari di Essere Animali per avermi invitata a visitarlo, se deciderete di farlo anche voi preparatevi ad elargire tante tante carezze!

Grazie per esser arriviti fino alla fine di questo lungo post ;-)

Buon fine settimana!
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